Ci sono luoghi particolarmente impervi dove tra le risorse migliori per la mobilità civile e militare ci sono i cavalli. Pensate alla ricognizione di un bosco per la ricerca di una persona scomparsa o alle missioni militari in zone particolarmente difficili… Oggi, la tecnologia può far sì che la ‘risorsa migliore’ diventi addirittura superlativa con una piccola aggiunta. Piccola ma non banale… Il drone.
Già, droni e cavalli in ‘uso combinato’ forniscono la migliore risorsa per il pattugliamento da terra ma con i vantaggi delle cose viste dall’alto. Ed è su questo principio che in Svizzera è partito un progetto dell’esercito elvetico che punta proprio a integrare la tecnologia con la tradizione del pattugliamento in sella.
Un addestramento studiato ad hoc
Stabiliti i punti forti dell’iniziativa, passiamo ora alle possibili criticità… Il cavallo, come tutti i predati, è piuttosto sospettoso riguardo a qualsiasi cosa gli svolazzi sopra la testa e, inoltre, è un animale molto sensibili ai rumori. Quelli che non conosce, lo mettono immediatamente in allarme.
È per questo che gli uomini dell’esercito svizzero stanno procedendo a un addestramento particolare per questo tipo di interventi. Sia per gli uomini, sia per i cavalli.
Se è vero che il cavallo può spaventarsi all’improvviso avvicinarsi di un drone, l’addestramento mira a formare tanto gli uomini a gestire ogni situazione, quanto gli animali ad abituarsi all’inusuale collega con le ali.
Secondo quanto spiegato da una delle reclute del progetto, all’inizio i cavalli – ne sono rimasti 300 in forze all’Esercito militare svizzero – mostravano una decisa diffidenza. Ma come per tutte le cose, quando da straordinarie diventano frequenti, entrano cioè nel vissuto quotidiano del cavallo, la diffidenza si allenta, fino a diventare assoluta noncuranza.
Ma la difficoltà non riguarda solo i cavalli. Dal canto loro gli uomini devono imparare a gestire i droni in maniera che non compiano mai manovre troppo repentine. Una sorta di ‘volo morbido’ insomma che consenta al cavallo di non sentirsi aggredito. Così, dopo un po’, il drone diventa solo uno ‘strumento dell’ambiente operativo’ e la sinergia tra militare in sella e militare a quattro gambe si rinsalda.
Più veloci, agili e capaci di coprire grandi distanze con maggiore efficienza, i cavalli possono essere guidati dall’alto dai droni che sono in grado di trasmettere dati e immagini in tempo reale a una centrale operativa. Le informazioni raccolte dall’alto, possono essere trasmesse a chi avanza in sella, costituendo un vero strumento strategico.
I droni, combinati con la mobilità dei cavalli, creano un sistema di controllo altamente efficace, soprattutto in ambienti complessi in cui l’esercito può trovarsi ad agire in qualsiasi momento. Niente male per una nazione che è neutrale dal 1500…























